Che il Comune ci dia un taglio (a proposito di via Feltre)

Che il Comune ci dia un taglio (a proposito di via Feltre)

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Il problema nel tentare di riesumare un termine letterario, arcaico o desueto, è che se non gli si trova un’applicazione pratica non rientrerà mai nella lingua corrente.

È il caso della parola “ascolteria”, impiegata da alcuni in campagna elettorale per dimostrare la propria apertura al dialogo. Disponibilità che può, talvolta, non concretizzarsi.

È un vero peccato, perché alla maggioranza dei bellunesi era piaciuta. Ora, rispetto a quanto sta accadendo in via Feltre (l’abbattimento di circa 140 tigli per rifare l’intero viale), è proprio ciò che chiedono. E cioè di essere ascoltati, interpellati, quantomeno messi adeguatamente al corrente su ciò che è loro: la città splendente. La città numero uno in Italia per alberi pro capite.

Lo scrivono in svariate lettere aperte, rivolgendosi al loro Sindaco. Si dicono, innanzitutto, delusi e, quel che è peggio, si sentono ignorati e non considerati. Proprio coloro per il cui benessere l’Amministrazione dovrebbe lavorare. Perché, ricordiamolo, i cittadini non sono sudditi.

Ultime foto di via Feltre alberata – ore 06:45 di martedì 14 aprile 2026.

Che il Comune ci dia un taglio, a questi alberi, se è ciò che vuole. Ma non è ciò che vogliono loro, come dimostra la presenza di molti sul luogo del massacro arboreo. Gli animi si sono infervorati. O meglio – concedetemi il gioco di parole – si sono inalberati.

Volano parole forti anche, e volano gli uccelli, via da quegli alberi. Cinguettando e gracchiando sembrano dire: “Via, via, via dalla pazza folla!”

Il problema è che degli alberi gli uccelli cittadini hanno bisogno, e ne hanno bisogno pure i cittadini umani: per non schiattare di caldo in estate, per non inzupparsi sotto la pioggia, per non sentirsi soffocati dalla visione del solo cemento.

Ormai la cosa è fatta. I tigli di via Feltre non ci sono più, e quei pochi che in queste ore ancora ci sono stanno osservando passivamente il loro futuro: i ceppi dei compagni suggeriscono loro la fine che faranno a breve.

Alberi vivi e alberi che furono. Via Feltre, ore 12:30 di martedì 14 aprile 2026.

Neppure la raccolta di oltre 2.200 firme in meno di 48 ore tramite la petizione “Fermiamo l’abbattimento degli alberi di Via Feltre a Belluno” (ben presto trasformatasi in “Sono stati abbattuti gli alberi di via Feltre a Belluno“) ha sortito alcun effetto sulla decisione, da parte dell’Amministrazione, di trattare la faccenda come un affare imprenditoriale. Proprio così: pare impossibile ma c’è chi ha dichiaratamente scambiato il Comune di Belluno per la propria impresa. E in tal senso è andato avanti, muso duro e bareta fracada.

Ha dimostrato, però, che noi “ambientalisti che si preoccupano che tagliando gli alberi in via Feltre, poi non possiamo badare ai nidi degli uccelli” (sic)… Scusate il garbuglio linguistico, stiamo solo citando alla lettera un pezzo di discorso di un consigliere… Insomma, che noi delle associazioni ambientaliste non siamo quattro gatti, ma uno stormo.

Nonostante ciò, e nonostante sulla questione di via Feltre si sia ormai scritto e detto di tutto, nessuna delle osservazioni di noi ambientalisti o dei cittadini ha ancora ricevuto degna – o indegna – considerazione.

Inizialmente, FIAB Belluno ha evidenziato come la riprogettazione della via, ancora una volta, metta al centro le automobili e sullo sfondo le biciclette e i pedoni – pur prevedendo la realizzazione di una ciclopedonale.

Abbiamo poi proseguito noi della Delegazione Lipu di Belluno con una lettera rivolta al Comune di Belluno, alla Soprintendenza e ai Carabinieri Forestali, oltre che con un comunicato stampa ed un articolo qui pubblicato. Essenzialmente, i nostri punti erano e sono tutt’ora tre:

  • si rimandi il taglio delle alberature a fine nidificazione dell’avifauna (troppo tardi);
  • si esegua questo taglio “a scaglioni”, anziché in una volta sola (troppo tardi);
  • si riprogetti la via prevedendo un numero di alberi pari o superiore all’attuale (amministratori siete ancora in tempo).

Tutte osservazioni, le nostre, basate su leggi e normative specifiche (rimandiamo al nostro articolo “Chi li vuole gli alberi di via Feltre?), oltre che su ricerche internazionali rispetto alla salute e al benessere dei cittadini, che ogni anno in maniera più evidente devono fare i conti con i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale.

Ha concluso l’argomento la sezione bellunese di Italia Nostra, suggerendo, tra le altre cose, la singolarità della faccenda: un intervento progettato, finanziato ed infine assegnato ad una ditta privata da un privato cittadino. Il Comune di Belluno, infatti, pare aver preso atto del “pacchetto completo” ed averlo approvato, mandando avanti i lavori in fretta e furia, che a caval donato non si guarda in bocca.

Nel mezzo, le già citate numerose lettere dei residenti, i post sui social, le condivisioni, i passaparola. Qualcuno ha nominato la famosa Ascolteria; qualcuno ha citato l’architetta che sui giornali suggeriva un’idilliaca reinterpretazione di via Feltre quale luogo pubblico in primis da vivere a piedi, con le auto messe al secondo posto; qualcuno ha citato le nostre motivazioni.

Il Comune di Belluno ci sta proprio dando un taglio. Chissà che la pianti (per rimanere in tema)!

Quando il verde urbano viene visto come un oggetto da rimuovere perché sporca le auto parcheggiate e ostruisce i tombini, da rimpiazzare perché presenta rughe e cicatrici o da estirpare perché intralcia la circolazione, anziché come un’opportunità e una salvezza dal caldo, dalle precipitazioni e dallo stress cittadino, nonché come casa dell’avifauna cittadina, significa che un bel po’ di ingranaggi, nella grande macchina del Comune, si sono inceppati.

Il verde urbano non è una spesa, è un investimento. E le leggi e le sentenze dei tribunali italiani non sono meri suggerimenti.

Niccolò Sovilla
Delegato Lipu di Belluno


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