La Natura è molto più saggia di noi, e sa come proteggere le sue creature.
Vi sarà capitato di notare, ad esempio, quanto siano difficili da individuare, a colpo d’occhio, i nidi della maggior parte degli uccelli più comuni, o quanto siano elusivi molti degli uccelli stessi.
“I nidi degli uccelli sono collocati all’interno della vegetazione in maniera tale da risultare di regola del tutto invisibili e spesso non rilevabili anche da parte dei tecnici più esperti nel settore ornitologico.” – parere ISPRA (prot. 28907 del 03/05/2019).
In un bosco, dotandosi di un’app per il riconoscimento dei canti e dei richiami, è facile riempire lunghe liste di specie ornitiche, talvolta sorprendenti (e non sempre accuratissime). Ma quante di queste riuscite effettivamente a scovare?
Poche, davvero poche, a meno che non siate degli esperti ornitologi. Ovvero, a meno che non sappiate come, quando e dove guardare.
Uccelli nel verde in città
Parliamo di bosco – noi bellunesi siamo talmente fortunati da avercelo appena fuori dalla porta di casa – ma gli uccelli sono ovunque, anche in città. E non soltanto piccioni e “corvi” (che in realtà, almeno a Belluno, nella quasi totalità dei casi sono cornacchie nere, cornacchie grigie e taccole).
L’avifauna urbana è composta da tante specie interessanti: cinciallegra, cinciarella, passera d’Italia, pettirosso, merlo, cardellino, codirosso comune, codirosso spazzacamino, ballerina bianca, tortora dal collare, fringuello, rondine, balestruccio… Sono solo alcuni nomi, e senza stare troppo a pensarci.
Non si tratta di “turisti” di passaggio, bensì di nostri compaesani. Alcuni, come il codirosso comune e la rondine, soggiornano in città per dei mesi, ogni anno, per poi ripartire verso terre più calde. Altri, come il pettirosso, si fanno vedere soprattutto quando il freddo è più pungente. Altri ancora, come la passera d’Italia e il merlo, sono una presenza costante e familiare.

I luoghi e le modalità di nidificazione sono propri di ciascuna specie: in città, la rondine e il balestruccio scelgono gli edifici; il merlo va dalla siepe al cantuccio appartato; le cince, in mancanza di alberi maturi con cavità naturali, non disdegnano le cassette nido artificiali.
Nonostante l’adattabilità di molti uccelli, è innegabile che ad un aumentare del verde in città corrisponde un aumento della biodiversità urbana, ornitica e non solo.
Ma l’importanza del verde cittadino è nota, comprovata e indiscutibile non “soltanto” per la fauna, ma anche per noi esseri umani. Una città ricca di viali alberati rigogliosi, ampi parchi ed una rete di aree verdi, grandi o piccole che siano, offre ai propri abitanti e ai turisti un comfort dal valore incalcolabile.
Questione di atteggiamento
In realtà, il valore “offerto” dal verde urbano in termini di servizi ecosistemici (o “capitale naturale”) è calcolabile eccome. Il più delle volte, però, i Comuni italiani (per abitudine, ignoranza o comodità) più che al valore guardano al prezzo.
Avendo la sfortuna di vivere a stretto contatto con noi umani, il verde urbano necessita di una gestione attenta, la quale, infatti, comporta dei costi. Sono questi che, spesso, fanno storcere il naso alle amministrazioni meno illuminate. Capita così che, talvolta, i lavori non vengano progettati, programmati ed eseguiti da professionisti specializzati, seguendo i ritmi della natura.
L’asso nella manica: i nidi
Dalla loro parte, gli alberi che ospitano nidi d’uccello hanno un asso nella manica.
Non possono venire toccati, infatti, perché la legge italiana tutela i nidi dei nostri amici alati: distruggerli o danneggiarli è un reato penale equiparabile all’uccellagione e punito dalla Legge 157/1992 (art. 3 sull’uccellagione e art. 21 sulla protezione della fauna selvatica).
Il vero punto di partenza, come supplica la Lipu a gran voce anno dopo anno, è di evitare i tagli durante il ciclo riproduttivo dell’avifauna, ovvero da marzo a luglio-agosto.
“[…] tagli effettuati quando la riproduzione è in corso equivalgono a seconda dei casi a fenomeni di mortalità in massa o di azzeramento del successo riproduttivo, fattori entrambi non compatibili con la conservazione di popolazioni animali.” – parere ISPRA (prot. 28907 del 03/05/2019, ribadito nel prot. 53526 del 11/10/2021).
A tal proposito, l’articolo 36 del Regolamento comunale per il benessere degli animali e per una migliore convivenza con la collettività umana del Comune di Belluno recita esattamente così:
“È vietata l’opera di potatura ed abbattimento degli alberi nel periodo riproduttivo degli uccelli, tranne nei casi di assoluta necessità, in cui il proprietario dovrà segnalare la presenza di eventuali nidi al Comune”.
Se però il Comune (o il privato) se ne infischia ed intende procedere a spron battuto coi lavori previsti, per cause di forza maggiore (i sopra citati “casi di assoluta necessità”) o per testardaggine, bisogna quantomeno che l’assenza di nidi venga comprovata.
Ma individuare dei nidi, come detto, non è mica così facile!

Nidificazione possibile, probabile o accertata?
Una nidificazione può essere conclamata anche senza il ritrovamento materiale di un nido, ma attraverso l’osservazione di alcuni indizi. La scienza e gli standard internazionali degli atlanti ornitologici definiscono “nidificazione possibile” il rilevamento di un uccello, anche in canto, nel periodo adatto alla riproduzione e nell’habitat idoneo (ad esempio, un’alberatura cittadina).
Laddove vi siano ulteriori evidenze connesse con la nidificazione (quali comportamenti territoriali, parate nuziali, eccetera) il livello viene elevato alla categoria di “nidificazione probabile”.
Una nidificazione accertata si determina quando si rinviene un nido. Esso, poi, assume un’importanza particolare dal punto di vista biologico e normativo quando è utilizzato attivamente, ospitando uova e/o nidiacei.

Fare o fare bene?
Come può un Comune o un privato che vuole intervenire su un’alberatura verificare la presenza o assenza di nidi? Semplice: effettuando un controllo. Come? Un po’ meno semplice…
Al riguardo, la Lipu, nel documento Nidificazione dell’avifauna e gestione dell’ecosistema urbano, propone una “check list” stilata da Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana dell’associazione e direttore scientifico della rivista Ecologia Urbana.
Queste le caratteristiche di un corretto ed efficace monitoraggio dei nidi:
- Deve venire effettuato da un ornitologo con preparazione documentabile (es. autore di letteratura scientifica, possessore di brevetti ISPRA, ecc.);
- Deve essere condotto nelle prime ore della mattina, il periodo di massima attività degli uccelli;
- Per il monitoraggio va impiegata strumentazione idonea (binocolo);
- Oltre alle osservazioni da terra, è necessaria l’ispezione della chioma e delle fronde, utilizzando un cestello (con il rischio, tuttavia, di danneggiare e disturbare i nidi stessi e considerando gli aspetti burocratici sulla sicurezza degli operatori);
- Vanno individuate tutte le fessure con diametro superiore a 2,5 cm presenti nel tronco e nelle branche (incluse quelle nelle parti più alte delle piante), da esaminare con le dovute cautele tramite una sonda o un endoscopio.
“In molti casi le ispezioni per verificare se sugli alberi ci sono dei nidi – quando effettuate – vengono affidate a personale privo della necessaria preparazione ornitologica, che procede pensando che i nidi siano sempre ben evidenti e visibili come può essere quello di una Gazza o di una Cornacchia. Ragion per cui vengono effettuati sopralluoghi sbrigativi, anche di pochi minuti, semplicemente osservando le chiome da terra.” – Marco Dinetti.
Di sicuro concorderete con noi: non affidereste mai il controllo di una nidificazione al gatto Silvestro così come non assumereste Dracula in un centro trasfusionale, a causa di una certa dose di rischio di incappare nel cosiddetto “conflitto d’interessi”.
L’esempio di via Feltre a Belluno
I recenti fatti riguardanti il rifacimento di via Feltre, a Belluno, costituiscono un ottimo esempio su cui soffermarsi a riflettere. Nell’ampio progetto, infatti, è previsto l’abbattimento di 147 tigli, da sostituire con una manciata di altri alberi (circa un terzo, a quanto la cittadinanza ha appreso dai quotidiani locali).
Una vera e propria strage iniziata con la rimozione dei primi 60-70 alberi, il 14 aprile scorso, in piena stagione riproduttiva dell’avifauna e nonostante il nostro appello (si veda l’articolo Chi li vuole gli alberi di via Feltre?). Una mattanza che però, grazie all’intervento della sezione bellunese di Italia Nostra, è stata sospesa dal TAR del Veneto (decreto del 30/04/2026), almeno fino all’udienza fissata per il 21 maggio 2026.

Ma era stata verificata l’assenza di nidi prima di accendere le motoseghe?
Il Comune sostiene di sì, e spiega nei suoi due Verbali di attestazione tecnica di assenza di nidificazioni di aver provveduto a tale controllo il 13 e il 14 aprile (ovvero, il giorno prima e il giorno stesso dell’inizio lavori).
Apprendiamo dai due documenti che, prima di procedere al taglio, chi di dovere ha “provveduto all’ispezione visiva diretta delle chiome, dei fusti e delle cavità delle piante”.
I due documenti illustrano gli obiettivi dell’osservazione, ossia: individuare la presenza fisica di nidi, il movimento di esemplari adulti con materiale o cibo nel becco ed eventuali “segnali acustici riconducibili a pulcini o richiami di allarme persistenti”.
Ciò detto, i sottoscrittori attestano di non avere riscontrato nidificazioni in atto, di non avere osservato “comportamenti parentali che suggeriscano la presenza di nidi occultati” ed infine che “la vegetazione risulta libera da vincoli diretti legati alla riproduzione dell’avifauna”.
Dai due verbali risulta che ad avere effettuato i controlli sia stata l’ingegnera che ha redatto il progetto della “nuova” via Feltre e che ne dirige i lavori, con la presenza del direttore tecnico dell’impresa esecutrice.
E questo è quanto.
Nonostante, a detta di un’assessora bellunese, ogni decisione del Comune sia supportata da analisi tecniche e si agisca “sulla base di dati oggettivi per garantire sicurezza, sostenibilità e benessere dei cittadini” (così leggevamo a marzo sui giornali), nei verbali non si citano ornitologi con preparazione documentabile. Non si cita l’utilizzo di strumentazione idonea, quale un comune binocolo per l’ispezione visiva diretta. Non si nomina alcun cestello per osservare la chioma e le fronde dei tigli dall’alto. Non si fa menzione di sonde o endoscopi per l’analisi delle cavità delle piante.
Si specificano, a onor del vero, gli orari di attività dei controllori: le ore 11:30 del 13 aprile e le ore 10:30 del 14 aprile.
Non propriamente le prime ore della mattinata. Il che spiega come mai non si vedesse anima viva alle ore 06:30 di quel martedì 14 aprile, quando noi della Delegazione Lipu di Belluno abbiamo percorso la via in lungo e in largo per salutare simbolicamente per l’ultima volta quei poveri tigli, prima di andarcene ognuno verso il proprio lavoro.
In quell’orario strampalato, pensate un po’, i merli erano già svegli. Così, almeno, suggerivano i cinguettii.

Diamo i numeri
Per darvi un’idea dell’impegno gravoso (ma necessario!) che comporterebbe la verifica adeguata di eventuali nidificazioni su 147 alberi, diamo un po’ di numeri.
Scrive Marco Dinetti: “Una femmina di Cinciallegra o di Cinciarella mentre cova di giorno può restare entro alla cavità-nido per periodi anche superiori a 15 minuti. Soprattutto in questa fase, dall’esterno non vi sono indizi per verificarne la presenza/occupazione. Quando decide di uscire, lo fa rapidamente e furtivamente, con modalità non sempre facili da notare (comportamenti antipredatori).”
Altri studi dimostrano medie diverse: dai 28 ai 68 minuti (Kluijver) e dai 22 ai 36 minuti (Bueno-Enciso et al.) senza che l’adulto esca dal nido e a seconda che si tratti di cinciarelle o cinciallegre.
Appellandoci alla puntualità della cincia che al quarto d’ora spaccato s’involasse dal nido, dovremmo passare quasi 37 ore ad osservare gli alberi (oppure impiegare 147 birdwatchers per 15 minuti, ma vai a trovarli, tutti ‘sti birdwatchers!).
Ma questa è matematica spicciola, tanto per sorridere e, per di più, piegata al nostro inguaribile ottimismo, caratteristica irrinunciabile della grande e meravigliosa famiglia che è la Lipu.
Niccolò Sovilla
Delegato Lipu di Belluno

