Che sparare ad un animale per diletto non rappresenti un atto d’amore nei confronti della natura è chiaro a chiunque lotti per la sua difesa. Ma in che modo ciò possa avere gravi ricadute sulla salute degli altri animali (oltre che sulla vittima), sull’ambiente e persino sull’essere umano forse non è ancora del tutto noto a tutti.
Questo breve articolo ha lo scopo di divulgare il tema della presenza di piombo nelle munizioni da caccia e stimolare su di esso e sulla caccia stessa la riflessione che tali argomenti meriterebbero.
Un problema inascoltato
L’anacronismo del cacciatore che non vuole abbandonare le munizioni al piombo è ingiustificato ed ingiustificabile. Oggi si sa che ad ogni fucilata egli uccide due volte, o forse più. Una volta sparate, infatti, tali munizioni si lasciano alle spalle un’infinita scia di danni, scia che va ben oltre gli effetti diretti e più ovvi dell’attività venatoria.
Il piombo è un metallo neurotossico che avvelena per contatto, inalazione o ingestione. Ne conosciamo gli effetti da tempo, tanto che è già stato bandito da innumerevoli prodotti ed applicazioni: vernici, cosmetici, tubature, stoviglie… E vi dice nulla la “benzina senza piombo”?
Inspiegabilmente, non è stato bandito dalle munizioni da caccia. Non ancora.
Nel solo territorio dell’Unione Europea, ogni anno le attività di caccia e pesca immettono nell’ambiente 40.000 tonnellate di piombo. 4.000 tonnellate l’anno nelle sole zone umide, grazie agli spari e nonostante il divieto.
In tal senso, si tratta di un contaminante ambientale la cui fonte principale di dispersione oggi è costituita proprio dai cacciatori, nel nome di una cosiddetta tradizione che alcuni chiamano divertimento o sport.
È un fatto tanto grave quanto inascoltato, in barba alle inoppugnabili evidenze scientifiche. Ma è anche un fatto che, ad ascoltarlo, dovrebbe risultare comprensibile a chiunque: persino a chi la caccia la fa, imbracciando un’arma per cancellare la bellezza dinanzi alla quale noi – i birdwatchers, i fotografi o gli occasionali testimoni della Natura dalla finestra di casa – proviamo tanta meraviglia.

L’ingestione del piombo
Il problema del piombo interessa le varie specie ornitiche quasi senza limiti e si manifesta nel saturnismo: l’intossicazione cronica o acuta da piombo, che viene bioaccumulato nei tessuti.
Esso provoca effetti negativi sul sistema nervoso, sui reni, sul sistema circolatorio, sulle funzioni immunitarie e sulla capacità riproduttiva. Tutto ciò può facilmente portare alla morte dell’esemplare per cause dirette o indirette. Aumentano, ad esempio, i rischi di mortalità per predazione o per incidenti di volo.
Tra le varie cause di avvelenamento, l’ingestione ha un ruolo di spicco.
Si è visto, ad esempio, come molti uccelli granivori inghiottano volontariamente i pallini da caccia contenenti piombo, scambiandoli per i sassolini (il cosiddetto grit) normalmente ingeriti per facilitare la triturazione del cibo nel ventriglio. Quest’ultimo finisce col trattenerli finché il piombo non è completamente eroso.
Se un pallino è sufficiente per causare l’avvelenamento da piombo, quattro o cinque provocano la morte dell’animale. E ad oggi nelle zone umide europee si raggiungono densità persino superiori ai 300 pallini per metro quadrato: si stima che ciò nell’UE porti alla morte due milioni di uccelli ogni anno.
Il rischio di saturnismo non si ferma solo a chi viene direttamente a contatto col piombo, ma si distribuisce a cascata lungo tutta la rete trofica, colpendo specialmente i predatori apicali.
Ne sono infatti interessati alcuni mammiferi e i rapaci, in particolare i necrofagi, che si nutrono di animali o carcasse colpiti da munizioni (sia pallini che proiettili da carabina) contenenti questo metallo. Purtroppo, infatti, possono essere molte le vittime dell’attività venatoria colpite ma non uccise, oppure le carcasse non recuperate.
Non solo: anche le viscere rimosse dalla vittima e lasciate dai cacciatori sul luogo di caccia per preservare le qualità organolettiche dell’animale – molto spesso anche quando queste vengono sepolte – vengono prontamente consumate dalle specie necrofaghe. Tali resti, assieme a muscoli e ossa, sono contaminati dagli innumerevoli, minuti frammenti di piombo prodotti al momento dell’impatto del proiettile con il corpo della vittima.
In Europa l’avvelenamento da piombo è stato diagnosticato in diciotto specie di rapaci, con situazioni particolarmente gravi nel caso dell’aquila di mare codabianca (Haliaeetus albicilla), dell’aquila reale (Aquila chrysaetos) e del grifone eurasiatico (Gyps fulvus). Si ipotizza addirittura che il piombo sia il principale fattore limitante per la ricolonizzazione delle Alpi da parte del gipeto (Gypaetus barbatus), nonostante gli sforzi messi in campo dal mondo scientifico.




Il piombo rappresenta una concreta minaccia per la sopravvivenza stessa di queste specie per alcune loro caratteristiche in comune: la lunga durata della vita, la maturità sessuale ritardata e il basso tasso riproduttivo.
Farsi male da soli
Le ricerche dimostrano che il piombo danneggia anche la specie umana, e non soltanto gli altri abitanti della Terra.
Gli effetti sulla nostra salute comprendono problemi neurologici, cardiovascolari, renali, riproduttivi, ematologici. Le categorie particolarmente a rischio – al di là dei cacciatori – sono le donne incinte (l’esposizione al piombo durante la gravidanza può condizionare negativamente lo sviluppo del feto), i bambini e gli anziani con determinate carenze nutrizionali.
Alcuni di questi effetti sugli esseri umani non sono noti soltanto da qualche anno, ma da secoli. Oggi, si aggiunge la consapevolezza di come non ci sia una quantità di piombo nel sangue che non abbia effetti deleteri.
Non siamo un buon esempio
Nel nostro Paese l’argomento assume un peso ancor più evidente. Da sempre un certo tipo di politica, infatti, sembra voler spingere verso una caccia ancor più selvaggia, anziché accogliere le limitazioni richieste insistentemente dall’UE, e in tanti ci chiediamo come vengano fatti rispettare – se vengono fatti rispettare – i divieti che ancora resistono ai continui attacchi delle lobby della caccia.

Ancora una volta, purtroppo, l’Italia fa una magra figura. L’Unione Europea ci tiene sotto osservazione e ci sanziona, anche grazie alle denunce da parte della Lipu e di altre associazioni ambientaliste.
Premesso che la nostra associazione da sempre si schiera contro la caccia – pratica che reputiamo ingiustificabile – l’ulteriore assurdità sta nel fatto che le alternative alle munizioni contenenti piombo esistono già.
Chi proprio non riesce a fare a meno della caccia ha infatti a disposizione munizioni che non contemplano l’uso dell’inquinante e disastroso metallo, come ci mostrano alcuni Paesi europei che l’hanno vietato anche dall’attività venatoria. Il problema è quindi l’inettitudine di molti, incapaci di staccarsi dal passato e, per quanto possibile, “migliorare” l’impatto della loro attività “ludico-sportiva”.
Ecco perché non si può attendere che il cambiamento inizi dal basso: perché le possibilità sono che non avvenga affatto, oppure che impieghi preziosi anni rubati alla conservazione della fauna selvatica. Troppi sono già gli sforzi di conservazione (anche finanziati con importanti contributi pubblici) resi vani dalla perpetuazione di queste tecniche di caccia.
Basta danneggiare la natura!
Il dibattito non è una “crociata ideologica” contro la caccia, come viene definito da alcuni.
L’impatto delle munizioni al piombo sull’ambiente e sulla salute pubblica è comprovato scientificamente e non può essere minimizzato. Il piombo è un killer silenzioso e letale: il suo bando totale nella caccia non è un’opzione, ma la sola strada da seguire, immediatamente e senza ulteriori ritardi.
La nostra speranza per il futuro è che la volontà da parte dei decisori politici di salvaguardare la salute pubblica prevalga – il prima possibile! – sulle pressioni di una lobby che sembra fedele ad un unico “valore”, quello del profitto.
“La caccia continua a fare danni alla natura e a costituire un problema ambientale, sociale, etico” si legge sul sito della Lipu.
Segnaliamo alcune petizioni che potete firmare e ulteriori letture sull’argomento:
- “Niente giustifica la caccia”, petizione promossa da Fondazione Capellino
- Il sito “Ban lead now”
- La pagina “Attività venatoria” dal sito della Lipu
- La pagina “Antibracconaggio” dal sito della Lipu
Autori e fonti dell’articolo
La fonte del presente articolo è “Piombo, veleno senza frontiere”, convegno internazionale sugli effetti del piombo delle munizioni da caccia sugli uccelli selvatici, l’ambiente e la salute umana, tenutosi il 17 ottobre 2025 a Gorizia ed organizzato da ASTORE-FVG.
A questi due link del sito di ASTORE-FVG (Associazione Studi Ornitologici e Ricerche Ecologiche del Friuli Venezia Giulia APS) è possibile leggere di cosa si tratta e scaricare gli estratti degli interventi:
- https://www.astorefvg.org/attivit%C3%A0/piombo-veleno-senza-frontiere
- https://astorefvg.org/news/117/33/PIOMBO-VELENO-SENZA-FRONTIERE-LEAD-A-BORDERLESS-POISON.html
L’articolo è stato scritto per il blog della Delegazione Lipu di Belluno da:
- Niccolò Sovilla, Delegato Lipu per la Provincia di Belluno.
- Sofia Margarit: laureata in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e la Natura con master in salvaguardia della fauna selvatica e titolo di perito agrario. Lavora come guardiaparco presso la nuova Oasi Naturalistica Val Grande di Bibione e si occupa anche di educazione ambientale e divulgazione di contenuti sulla pagina Instagram 4 Fauna, di cui è co-fondatrice, dedicata ai temi della fauna selvatica. Collabora con l’associazione Foce del Tagliamento ODV nel monitoraggio del fratino ed è membro del consiglio direttivo del WWF FVG, per cui ha scritto un libro per bambini a tema “I grandi carnivori del Friuli-Venezia Giulia”.

